

Niente da fare Obi Wan lettore carissimo. Non ci hai voluto aiutare e non ti sei degnato di tirare fuori uno straccio d’idea accettabile. L'ultimatum scade tra due ore. Porto avanti l'orologio, chè non credo in un tuo sussulto estremo e quindi tocca a me decidere, che l’altro non c’è.
Eppoi che quello non democratico sono io.
Quindi.
Il punto è che il numero tre di Nubi, dobbiamo anche deciderne l'uscita- come strenna natalizia può andare?-, sarà incentrato sul rapporto tra il fumetto - più borghese, meno borghese, per niente borghese, anzi popolare... questione forse irrilevante, ma insomma, melodrammatica come solo il fumetto sa essere- e le altre forme d'espressione più ,meno, ugualmente popolari.
C'è bisogno di gente molto forte per fare insieme il viaggio. In particolare c'è bisogno di un grafico. Passare all'ufficio arruolamento.
Bang!

Aperiodico questo giornaletto è aperiodico.
Comunque il numero 2 è qui.
Valgono le istruzioni del primo, però noi (Paolo e io) siamo gente che impara dagli errori, quindi per chi non vuole stampare c'è anche la versione piana piana -una per il lato di Spari una per il lato di Ippoghigno-, da leggere a video.
ciao.

Paolo: Allora, siamo d’accordo?
Alessandro: Certo.
P: …
A: Sì. Siamo d’accordo.
P: Un po’ di pagine in pdf, pensate per essere stampate su A4, piegate e spillate.
A: Metà mie e metà tue. Due copertine. Due versi di lettura e una doppia pagina centrale di incontro e scontro.
P: Esatto. Un flip book.
A: Hmmm… Ma il flip book non è quello che si muove?
P: Eh?
A: Sì. Quello che sventagli l’angolo in basso e il disegno si anima…
P: Vabbé, due copertine e due versi di lettura. Ci siamo capiti.
A: Capiti sì. Come quando da bambini ti capitava di dormire uno alla testa l’atro ai piedi del letto. Mi piace,dai. Sì, lo facciamo. Tipo “Diario” di Berardinelli e Bellocchio.
P: Devi smetterla di capire le cose a cui penso anche se mi vergogno a menzionarle. Era così evidente?
A: Gli è che in questi giorni sei ossessionato da Berardinellli… resta da decidere chi fa l’uno e chi fa l’altro…io preferirei fare Piergiorgio…
P: …cazzata!
A: Già. Si corre il rischio di esser presi per cosplayer… Poi. Ognuno si sceglie la testata che preferisce o ne decidiamo una valido per tutte e due le copertine?
P: Non è male. Due giornalini simbionti con motivazioni, grafica e scelte completamente diversi.
A: No, dài! A pensarci bene è una scemata. Troppo difficile da gestire.
P: Ah… Lo chiamiamo “Nuvole basse”?
A: Hmmm…
P: Mi suona presago di tempesta in arrivo e in più richiama il fumetto.
A: Sì, ma è anche il titolo di una brutta canzone dei Nomadi.
P: E chi se ne frega.
A: E poi c’è Dwight Mcdonald: cultura alta e cultura bassa. Ci pensi un attimo e le nuvole basse diventano conseguentemente il fumetto popolare.
P: Vabbé. Hai ragione. Che non succeda più.
A: “Nuvole rade”?
P: Hmmm…
A: Sono versi di una bella poesia di Mario Luzi.
P: Sì, ma io colgo solo la metafora del balloon…
A: E’ il problema delle nuvole, che però hanno anche un sacco di rimandi belli, da Aristofane a De Andrè…
P: E cosa facciamo?
A: Non lo so. Penso alla termodinamica che, alla faccia di McCloud (anche lui ha a che fare con le nuvole), è la vera chiave d’interpretazione del fumetto: sai che le nubi sono ciò che si vede di fenomeni atmosferici; le vignette sono l’aspetto visivo di quello che accade negli spazi tra di esse. Quello che accade e che noi non possiamo sapere è quello che conta. …
P: Alessandro! Stiamo parlando d’altro!
A: Il problema è l’aggettivo. Usiamo solo un sostantivo: “nembostrati”!
P: Nubi!
A: Sì, nubi. Niente più basse?
P: No, nubi. E basta.
A: Va bene. Andata.
P: Ok. Adesso dobbiamo solo decidere cosa metterci dentro.